La fu Mariagrazia Malagoli

 



Mi chiamavo Mariagrazia Malagoli e avevo 16 anni. Vivevo a Bari con la mia famiglia. I miei genitori mi reputavano una ragazzina molto intelligente e non volevano assolutamente che io andassi male a scuola. Tuttavia mi piaceva studiare lingue orientali e volevo apprendere sempre di più sulle loro culture. Mi piaceva vestirmi casual e non davo molta importanza al modo in cui mi vestivo, però mi piaceva molto truccarmi elegante. Andavo d’accordo con alcune persone e avevo parecchi amici, per cui non avevo tanti problemi col relazionarmi. Nonostante ciò ero una ragazza ribelle a cui piaceva fare nuove esperienze, così un giorno mi organizzai con alcuni amici per andare al casinò. Ero abbastanza eccitata all'idea e non vedevo l'ora di andarci. Ovviamente i miei genitori non ne dovevano sapere nulla a riguardo perchè sapevo che mi avrebbero subito vietato di usare il mio telefono e di uscire di casa così programmai tutto accuratamente. Avevamo deciso, io e quella che era la mia migliore amica, che avremmo detto ai nostri genitori di star andando alla festa di una nostra compagna di classe e che forse avremmo dormito lì. passai l'intero pomeriggio del venerdì a cercare un vestito elegante da mettermi, non avevo proprio nulla. Dopo varie ricerche trovai un vestito lungo nero e decisi di mettere quello, non mi stava neanche così male! Poi mi truccai, misi due gocce del mio profumo preferito e via, ero pronta. scesi dalla mia stanza e mi dirisi verso l'uscita. Salutai i miei ed entrai nella macchina della mia amica. Durante il tragitto cantavamo e ci divertivamo, non pensando a quello che sarebbe successo dopo. Dopo svariati minuti di tragitto intravedemmo la grande scritta luminosa del casinò. Avremmo così tanto voluto vincere, anche solo una piccola cifra. Scendemmo dalla macchina ed entrammo. Percorrendo quel grande corridoio notavamo tutti i presenti vestiti eleganti e con gioielli vistosi. Gli ammiravamo con gli occhi che ci luccicavano, non sembrava vero: E qui ci lasciammo andare. Iniziammo la prima partita seguendo le regole che ci avevano accennato poco prima di iniziare. Una forte agitazione mi offuscava la vista, avevo paura di perdere e quindi di deludere i miei amici, ma decisi di mettere da parte tutto ciò e di concentrarmi sulla partita. finì la prima partita e magicamente avevo vinto, non ci credevo, una forte emozione percorse la mia schiena così da farmi rabbrividire. Vidi tutte le mie amiche saltarmi addosso sorridenti ed esultando. Ero felice, per la prima volta dopo tanto tempo ero riuscita a spiccare una risata sincera. Mi resi conto che quella era la cosa che in realtà volevo e continuai a giocare. Feci tante partite e le vincevo tutte. La mia adrenalina aumentava ad ogni vincita ma poi mi fermai un'attimo per pensare. Pensai a lungo chiedendomi se dovevo continuare e rischiare tutta la mia vincita o fermarmi e tenerla. Mi guardai intorno e viti molti dei presenti che venivano buttati fuori o addirittura  picchiati perchè non erano riusciti a saldare i loro debiti. Lì decisi di fermarmi. Portai fuori tutte le mie amiche, che ormai erano ubriache. Io quella sera non bevvi perchè volli concentrarmi solo sul gioco. Chiamai un taxi e prenotai un hotel dove avremmo passato la notte. La mia mente era sovrastata da pensieri e da idee su come spendere quei soldi e quella notte non dormii. Mentre pensavo mi passò per la testa un'idea al quanto stramba, mi chiesi "e se, con tutti i soldi che ho adesso, diventassi un'altra persona?" e di lì partì la mia storia. Da quel pensiero ne uscirono altri cento, duecento, trecento, finchè non mi decisi che dovevo farlo. Quella notte stessa approfittai della sbronza delle mie amiche per scappare. Progettai tutto con cura e lasciai un bigliettino sul comodino affianco al letto in cui dormivano. Su quel biglietto scrissi una frase in cui dicevo che mi ero suicidata. Lasciai tutte le mie cose lì portandomi solo i soldi che avevo vinto. Diedi un ultimo saluto e me ne andai. Non so cosa sia successo la mattina dopo ma sapevo di aver fatto la cosa giusta. A dir la verità non mi è mai piaciuta la mia vita quindi sentivo che cambiarla, anzi no stravolgerla, avrebbe avuto senso. Presi un treno e mi diressi al nord. Arrivai nell'hotel prenotato e subito iniziai a programmare i vari passaggi per diventare un'altra persona. Decisi subito il mio nuovo nome che sarebbe stato Alice Allan. Dopo il nome cambiai acconciatura di capelli e feci un wolf cut. Infine cambiai stile. Decisi di avere uno stile più dark e mi tolsi completamente gli occhiali, iniziando ad usare solo e solamente lenti a contatto. Ero felice di questo mio nuovo cambiamento. Passarono settimane e io stavo vivendo la mia nuova vita da Alice. Tutti nell'hotel mi conoscevano con quel nome e a me piaceva. Un girono, però, pensai che fosse stato più divertente farsi degli amici, e così feci. andai gironzolando per l'hotel e conobbi molti ragazzi e ragazze della mia età e alcuni un pò più piccoli. Facemmo subito amicizia. Eravamo ormai una comitiva e ci spostavamo sempre insieme. Un giorno ci venne l'idea di organizzare una festa lì nell'hotel. Preparammo tutto e invitammo tutti i viaggiatori che risiedevano lì. Aiutammo il personale nell'abbellire la sala e verso la sera alle nove demmo inizio alla festa. All'inizio andava tutto bene e tutti ballavamo e bevevamo inconsci di quello che mi stava per succedere. Nel bel mezzo della festa notai che un signore se ne stava accolatto vicino alla mia borsetta e la seguiva con lo sguardo. Non ci pensai molto fin quando non lo vidi che prese il mio portafogli. Chiamai i miei amici ma loro mi dissero di andarlo a denunciare. C'era solo un problema: NON AVEVO I DOCUMENTI. La mia era un'identità falsa e sapevo benissimo che determinate cose non potevo farle. Lasciai perdere e dissi ai miei amici che ci avrei pensato la mattina dopo. Quella notte fui sovrastata dinuovo da tutti i pensieri negativi che mi passavano per la testa in quel momento. Non volevo più continuare questa farsa e sapevo che senza quei soldi non avrei potuto fare più niente. Con i pochi soldi che mi rimanevano presi un treno per Bari e, senza avvisare i miei amici, tornai nella città in cui vivevo. Ormai non avevo più un'identità, per il mondo non ero nessuno. Non sapevo dove andare e provai a dirigermi verso casa di quella che era la mia migliore amica. Quando mi vide rimase a bocca aperta e faticò a credere che io ero diventata quella persona. Le raccontai tutta la storia e decise di accogliermi in casa sua, posto dove ancora ora vi sto scrivendo l'accaduto. Vivo ancora lì in segreto e lei è l'unica persona che sa la verità dietro il mistero. E fu Mariagrazia Malagoli. 

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